MUNCH. La rivoluzione espressionista – Una mostra imperdibile al Centro Culturale Candiani
- CityWorld Magazine
- 17 nov
- Tempo di lettura: 3 min
“Non dipingerò più interni con uomini che leggono e donne che cuciono. Dipingerò persone vive, che respirano e sentono e soffrono e amano.” Con queste parole Edvard Munch (Løten 1863 – Oslo 1944) dichiarava la sua rivoluzione artistica, aprendo la strada all’Espressionismo europeo. Oggi, quella stessa rivoluzione torna protagonista con la mostra “MUNCH. La rivoluzione espressionista”, un grande progetto espositivo ideato dalla Fondazione Musei Civici di Venezia e curato da Elisabetta Barisoni, ospitato al Centro Culturale Candiani di Mestre, ora rinnovato e trasformato in museo permanente.

Questa mostra, articolata in sette sezioni, offre ai visitatori un percorso ricco e coinvolgente che va oltre l’immagine iconica del celebre “Urlo”, simbolo del Novecento e dell’inquietudine dell’uomo moderno. L’obiettivo è raccontare Munch non solo come artista solitario e tormentato, ma come figura centrale nelle rivoluzioni artistiche europee tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.
Al Candiani trovano spazio quattro importanti capolavori provenienti da Ca’ Pesaro, realizzati con tecniche differenti – puntasecca, acquatinta, acquaforte e litografia – che testimoniano la straordinaria capacità dell’artista di sperimentare linguaggi visivi sempre nuovi. Munch fu infatti un innovatore radicale: nei suoi lavori, l’arte diventa riflesso dell’anima, delle passioni, delle paure e delle fragilità dell’essere umano.
Il visitatore scopre così un Munch profondamente legato al mondo culturale mitteleuropeo. Fondamentale, ad esempio, fu la sua relazione con Henrik Ibsen, per il quale illustrò diverse opere teatrali. Questo dialogo tra parola e immagine diventa uno dei fili conduttori della mostra, mettendo in luce la complessità e la modernità della sua ricerca.
Berlino, Monaco e il ruolo nelle Secessioni. Munch
Un’intera sezione è dedicata al rapporto tra Munch e le Secessioni artistiche europee. L’artista, spirito inquieto e cittadino del mondo, assorbì le influenze del simbolismo e contribuì alla nascita delle avanguardie che avrebbero segnato profondamente l’arte del XX secolo.
Emblematico è l’episodio della sua mostra del 1892 a Berlino: accolta con grande ostilità dalla critica, fu stroncata duramente, tanto da essere chiusa anticipatamente. Eppure, proprio quella polemica accesissima contribuì a fare di Munch una figura di fama internazionale, trasformandolo in un riferimento imprescindibile per l’arte tedesca.

La mostra di Mestre diventa un vero e proprio ponte culturale. Le opere di Munch dialogano infatti con l’Espressionismo tedesco, rappresentato da maestri come Otto Dix e Max Beckmann, evidenziando come il sentimento di inquietudine, denuncia sociale e introspezione psicologica abbia attraversato più generazioni.
A completare il percorso, una sezione dedicata alla contemporaneità mette in relazione l’eredità munchiana con il lavoro della celebre artista e regista iraniana Shirin Neshat, il cui linguaggio visivo esplora identità, dolore, libertà e condizione umana. Un confronto potente che dimostra quanto l’influenza di Munch continui a essere attuale e incisiva.
Munch: un viaggio emozionante nell’anima dell’Espressionismo

“MUNCH. La rivoluzione espressionista” è più di una mostra: è un viaggio immersivo nel pensiero di un artista che ha saputo trasformare la sofferenza in poesia visiva, aprendo nuove strade nell’arte moderna. Un percorso che permette al pubblico di comprendere la forza rivoluzionaria di Munch, la sua visione e il suo ruolo nel plasmare l’immaginario del Novecento e del nostro tempo.
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