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Noemi Priolo a Venezia: ERBALUCE tra natura, materia e metamorfosi

3 giorni fa
Tempo di lettura: 4 min

A Venezia, in un appartamento affacciato sulla laguna sopra il ristorante Lineadombra, la scultura contemporanea entra in una dimensione più intima. Fino al 22 novembre 2026 Bubble Space ospita “ERBALUCE”, personale di Noemi Priolo a cura di Vincenzo Alessandria. Al centro del progetto una specie vegetale immaginaria nata dall’incontro tra natura e artificio, costruita attraverso alluminio, vetro e pietra lavica. Intorno, forme ibride, materiali organici e industriali e presenze sospese tra attrazione e inquietudine trasformano lo spazio domestico in un paesaggio di metamorfosi.


Veduta dell’allestimento di ERBALUCE di Noemi Priolo negli spazi di Bubble Space, con l’installazione centrale e la laguna sullo sfondo.
Installation view di ERBALUCE, la mostra personale di Noemi Priolo ospitata da Bubble Space a Venezia. Ph. Filippo Molena


Noemi Priolo a Venezia: una scultura tra natura e artificio


Il cuore della mostra è Erbaluce, una grande installazione che immagina una specie vegetale nata in uno spazio di confine. Ispirata al cardo selvatico dei paesaggi mediterranei, l’opera prende forma attraverso uno stelo in alluminio, foglie e spine, fiori in vetro e un terreno di pietra lavica. I fiori ricordano mani raccolte in preghiera: fragili nell’apparenza, ma inserite in una struttura capace di esprimere resistenza e trasformazione.


Nel manifesto dell’artista, Erbaluce viene descritta come una pianta infestante che cresce tra le crepe della terra vulcanica e tra le “macerie delle identità”. Il suo veleno non distrugge, ma dissolve sovrastrutture, ruoli e categorie che separano l’individuo dal mondo. La pianta diventa così una figura simbolica attraverso cui interrogare il rapporto tra corpo, natura e percezione.


La ricerca di Noemi Priolo si muove proprio in questo territorio instabile. Animali, insetti, residui organici e materiali artificiali vengono messi in relazione per generare presenze ibride, mentre la materia assume il ruolo di superficie narrativa, luogo di memoria e metamorfosi. Stoffa, silicone, piume e resina convivono con tecniche più tradizionali, dando origine a un vocabolario nel quale ogni forma nasce in stretta relazione con il materiale scelto.


Bubble Space: l’arte contemporanea entra in salotto


La particolarità di ERBALUCE riguarda anche il luogo che la ospita. Bubble Space non è uno spazio espositivo tradizionale, ma un appartamento al primo piano sopra il ristorante Lineadombra, in Dorsoduro 19, affacciato direttamente sulla laguna. Qui le opere vengono incontrate in una dimensione domestica e raccolta, lontana dai ritmi più formali del museo o della galleria.


Il percorso invita a rallentare. Le sculture entrano in relazione con la luce naturale, gli arredi e la presenza quotidiana degli ambienti. È possibile soffermarsi su un dettaglio, tornare davanti a un’opera, sedersi e osservare il modo in cui la luce della laguna modifica la percezione delle superfici.


La collaborazione con il ristorante Lineadombra amplia ulteriormente questa idea di esperienza. Durante la visita è possibile richiedere un caffè, un calice di vino o un aperitivo direttamente negli spazi di Bubble Space, facendo convivere il tempo dedicato all’arte con quello della convivialità.


Dettaglio di un’opera di Noemi Priolo composta da una struttura chiara con elementi simili a radici applicata alla parete.
Una delle opere in mostra in ERBALUCE: una forma organica e radicante che richiama il tema della metamorfosi e della crescita. Ph. Filippo Molena


Amor Mundi e 965: forme ibride in trasformazione


Intorno all’opera principale si sviluppano altri lavori che approfondiscono il dialogo tra vivente e artificiale. Amor Mundiè una serie di nove sculture dalle forme ibride, lucide e quasi misteriose, mentre 965 affronta il tema della crescita attraverso accumulo e moltiplicazione di piccoli elementi. I tre nuclei della mostra utilizzano linguaggi differenti, ma condividono la volontà di mettere in discussione i confini tra ciò che appare familiare e ciò che invece rimane sconosciuto.


Anche la lettura critica di Andrea Dusio insiste su questa condizione di soglia. Nell’opera centrale riconosce un “cardo immaginario” che fonde alluminio, vetro e pietra lavica, trasformando una figura vegetale in una presenza sospesa tra organico e artificiale. La ricerca di Priolo diventa così un modo per interrogare il limite tra il visibile e l’invisibile e tra identità individuale e appartenenza a una materia più ampia.


In questo paesaggio l’essere umano non occupa necessariamente il centro. Può apparire come traccia, frammento o memoria, lasciando spazio a organismi e presenze che sfuggono alle classificazioni. È proprio questa instabilità a dare forza alla mostra: ogni forma sembra poter crescere, cambiare e trovare un nuovo equilibrio.


Dettaglio ravvicinato di Erbaluce di Noemi Priolo con foglie traslucide, elemento viola e pietra lavica nera.
Dettaglio dell’installazione Erbaluce, tra foglie in vetro, materia lavica e un elemento viola che ricorda mani raccolte in preghiera. Ph. Filippo Molena
Una ricerca tra Sicilia, Venezia e nuovi paesaggi interiori

Nata a Palermo nel 1990, Noemi Priolo vive e lavora tra Padova e Venezia. La formazione in scultura all’Accademia di Belle Arti di Palermo si intreccia con un periodo trascorso in Inghilterra tra il 2016 e il 2021. Il suo immaginario parte anche dalla Sicilia arcaica, letta come paesaggio interiore abitato da memorie ancestrali e tensioni primordiali.


Nelle sue opere emergono creature sospese tra animale, vegetale e umano. Resine, pellicce, piume e objets trouvés diventano materia viva e frammenti di un racconto in trasformazione continua. Questa attenzione fisica al materiale accompagna direttamente anche il processo di realizzazione delle opere, che l’artista segue mantenendo un rapporto ravvicinato con tecniche e superfici.


Priolo è inoltre entrata a far parte della Royal Society of Sculptors. In ERBALUCE, la sua ricerca trova una forma particolarmente coerente: organismi impossibili sembrano crescere negli ambienti, mutare sotto la luce e occupare lo spazio come presenze autonome.

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