Man Ray: tutto: oltre 250 opere alla Fondazione Magnani-Rocca
A cinquant’anni dalla scomparsa di Man Ray, la Villa dei Capolavori di Mamiano di Traversetolo celebra uno dei protagonisti più visionari del Novecento.
Dal 12 settembre al 13 dicembre 2026, la Fondazione Magnani-Rocca presenta una grande retrospettiva dedicata alla sua ricerca senza confini.
Oltre 250 opere raccontano fotografia, pittura, scultura, design, grafica, editoria e cinema, restituendo la complessità di un artista impossibile da racchiudere in una sola disciplina.
Tra le opere esposte anche Le Violon d’Ingres, insieme a celebri ritratti, dipinti, ready-made e testimonianze delle avanguardie dadaiste e surrealiste.
“Man Ray: tutto” è la più completa retrospettiva mai dedicata all’artista in Italia ed è curata da Walter Guadagnini, Mauro Carrera e Stefano Roffi.
La mostra nasce da un'idea precisa: raccontare Man Ray nella sua interezza. Non soltanto il fotografo, ma anche il pittore, lo scultore, il designer, il grafico e il cineasta. Una visione coerente con le parole dell'artista, che considerava ogni mezzo espressivo parte di un'unica esperienza creativa.
La retrospettiva occupa gli spazi della Villa dei Capolavori, sede della Fondazione Magnani-Rocca, a Mamiano di Traversetolo, vicino a Parma. Qui il percorso dedicato a Man Ray dialoga con una collezione permanente che comprende opere di Tiziano, Dürer, Van Dyck, Goya, Canova, Renoir, Monet, Cézanne, de Chirico, Morandi e Burri.

Man Ray: tutto: dalla fotografia alla rivoluzione dadaista
Nato a Philadelphia nel 1890, Man Ray si avvicina alla fotografia durante i primi anni della sua carriera e aderisce al movimento Dada. La macchina fotografica diventa presto uno strumento fondamentale, ma la sua ricerca non si ferma all'immagine.
Nel 1918 realizza By Itself, una delle prime sculture del suo percorso, presentata in mostra nella versione in bronzo del 1966. Nel 1920 arriva invece Ostruzione, composta da 63 grucce di legno sospese dal soffitto. Un semplice oggetto quotidiano viene così moltiplicato fino a diventare una struttura ambientale.
Il trasferimento a Parigi nel 1921 rappresenta una svolta decisiva. Qui Man Ray viene accolto da Marcel Duchamp, con il quale nasce un'amicizia destinata a durare per decenni. L'artista entra rapidamente nel cuore dell'avanguardia parigina e diventa il fotografo di riferimento di numerosi protagonisti della scena culturale.
Alla fotografia realizzata su commissione, soprattutto per la moda, affianca una ricerca personale sempre più sperimentale. Nascono così i rayographs e le solarizzazioni, tecniche che contribuiscono a definire il suo linguaggio e a consolidarne il ruolo nell'arte dadaista e surrealista.
La mostra presenta inoltre la cartella Électricité del 1931, composta da dieci photogravure realizzate con la collaborazione di Lee Miller, prima assistente, poi musa e compagna dell'artista.
Man Ray: tutto: le immagini iconiche e la pittura
La fotografia rimane centrale anche nel rapporto di Man Ray con le sue muse. Tra le opere esposte compaiono i celebri ritratti di Lee Miller e Nusch Éluard, oltre a immagini dedicate alle personalità che animano l'ambiente artistico parigino.
Le Violon d’Ingres del 1924 rappresenta uno dei vertici di questa ricerca. Il corpo nudo di Kiki de Montparnasse, fotografato di schiena, viene trasformato attraverso l'aggiunta delle effe di violino. La figura femminile diventa così uno strumento musicale e l'immagine acquista un carattere surreale e immediatamente riconoscibile.
Accanto a questa fotografia si trovano opere come Lacrime, La preghiera, Anatomia e Noire et Blanche. Ma il percorso espositivo mette in evidenza anche un altro aspetto fondamentale della produzione dell'artista: la pittura.

Tra i dipinti più significativi figura À l'Heure de l'Observatoire, les Amoureux, realizzato tra il 1932 e il 1934. Le labbra cremisi di Lee Miller fluttuano nel cielo sopra l'Osservatorio di Parigi, trasformando il tema della separazione in una visione cosmica e onirica.
La vena pittorica accompagna così la ricerca fotografica senza mai diventare un percorso separato. È proprio questa continuità tra tecniche, immagini e idee a rendere il lavoro di Man Ray ancora attuale.
Man Ray: tutto: ready-made, design e cinema
La volontà di superare i confini dell'opera tradizionale emerge anche nei ready-made, negli oggetti e nella produzione grafica. Per Man Ray il concetto di unicità perde progressivamente importanza: le opere possono essere replicate, trasformate e reinterpretate.
È il caso di Cadeau, il ferro da stiro con i chiodi applicati sulla parte inferiore. Realizzato nel 1921 in occasione della sua prima personale parigina, l'originale viene rubato lo stesso giorno e l'artista ne realizza diverse repliche a partire dal 1963.
Un altro esempio è L'oggetto indistruttibile del 1931, un metronomo con l'occhio di Lee Miller. Dopo la fine della relazione con la fotografa, l'opera assume un nuovo significato e viene ribattezzata Un oggetto da distruggere.
Pittura e design si incontrano in Palettable, tavolo a forma di tavolozza ideato nel 1941 e poi edito nel 1971, mentre la produzione grafica conferma il desiderio dell'artista di diffondere il proprio lavoro oltre il concetto tradizionale di originale.
Anche il cinema entra in questo percorso. Le rare prove cinematografiche di Man Ray diventano un capitolo autonomo della mostra e testimoniano ancora una volta la sua idea di un'arte totale, senza barriere tra linguaggi.
Man Ray: tutto: il Surrealismo e la Villa dei Capolavori
Uno dei momenti più affascinanti della mostra è legato all'Esposizione Internazionale del Surrealismo del 1938 alla Galerie Beaux-Arts di Parigi. Man Ray partecipa all'allestimento insieme ad artisti come Dalí, Ernst, Miró e Duchamp, contribuendo a una delle scenografie più celebri dell'avanguardia del Novecento.

La mostra riunisce prestiti provenienti da importanti istituzioni museali, gallerie e collezioni private italiane e internazionali. Il progetto è curato da Walter Guadagnini, Mauro Carrera e Stefano Roffi e riunisce oltre 250 opere tra fotografie, dipinti, sculture, oggetti, grafiche, libri e film.
La scelta della Fondazione Magnani-Rocca appare particolarmente significativa. Negli anni la Villa dei Capolavori ha dedicato importanti esposizioni a protagonisti vicini al mondo di Man Ray, da Miró a de Chirico, da Cocteau a Warhol, fino al Surrealismo e a Munari.
Dal 12 settembre al 13 dicembre 2026, Man Ray: tutto offre dunque l'occasione di attraversare tutte le anime di un artista che ha trasformato la sperimentazione in un metodo e la contaminazione tra discipline in una vera filosofia creativa.
Ad accompagnare la mostra è inoltre un catalogo edito da Dario Cimorelli Editore, con la pubblicazione delle opere esposte e contributi di curatori e studiosi.
crediti ph. © Fondazione Magnani-Rocca



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